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Professioni 4.0: come l’Intelligenza Artificiale sta riscrivendo le regole del mercato e dei servizi professionali

Il 26 marzo 2026, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, si è tenuta la tavola rotonda “Professioni 4.0 – l’Intelligenza Artificiale tra etica, diritto e mercato”, un evento organizzato per celebrare i 25 anni di fondazione di AteneoWeb.

Dagli interventi è emersa la chiara urgenza di comprendere un fenomeno che non rappresenta l’ennesimo aggiornamento software, ma un vero e proprio cambiamento di paradigma destinato a stravolgere i modelli di business degli studi legali e commerciali.

Tra iper-produttività e nuove responsabilità 

Nel settore della consulenza e della contabilità, l’Intelligenza Artificiale (IA) sta tracciando un solco profondo nel mercato. Secondo il Dott. Giovanni Emmi, l’utilizzo pervasivo di questi strumenti determinerà a breve una netta separazione tra gli studi in grado di aumentare radicalmente la propria produttività e chi rischierà di essere tagliato fuori. Rifiutare l’IA è considerato “anacronistico e pericoloso”; la vera sfida strategica è “imbrigliare il cavallo per procedere al galoppo”, gestendo consapevolmente i flussi di dati e tutelando la privacy dei clienti tramite una solida formazione tecnica.

Anche sul versante legale le dinamiche si stanno trasformando a ritmi vertiginosi. L’Avvocato e Professore Paolo Flavio Mondini ha evidenziato come l’IA acceleri drammaticamente la ricerca giurisprudenziale, assumendo progressivamente le sembianze di un giovane collaboratore in grado di elaborare ottime bozze testuali in pochi secondi. 

Tuttavia, il mercato deve fare i conti con i rischi concreti di responsabilità professionale. Numerosi tribunali hanno già sanzionato atti legali redatti con IA che contenevano allucinazioni, errori grossolani o persino i “prompt” originali dimenticati nel testo dagli avvocati distratti. 

Il controllo umano sulla strategia e sul prodotto finale rimane perciò un perimetro di responsabilità oggettiva irrinunciabile.

La fine del “Cognitariato” e la “Patente di Essere Umano” 

Il Professore Riccardo Manzotti ha fornito una lucida prospettiva macroeconomica, annunciando la fine dell’era del “cognitariato”. Gran parte delle mansioni intellettuali ripetitive e prive di un reale apporto creativo non hanno più alcun valore aggiunto sul mercato: nel momento in cui una macchina è in grado di svolgere una relazione o una traduzione, il valore economico di quell’attività crolla a zero. 

L’IA di oggi ha “chirurgicamente separato” la conoscenza e il linguaggio dall’esistenza e dalla coscienza; sa tutto ma non ha l’essere. In uno scenario in rapida evoluzione verso una “Artificial General Intelligence” (AGI) capace di operare attivamente, si profila l’ipotesi di un’economia ibrida popolata da “agenti economici puramente artificiali”. 

Per Manzotti, diverrà essenziale l’introduzione di una “patente di essere umano”, uno strumento giuridico e sociale per identificare i soggetti cognitivi dotati di intenzionalità e responsabilità rispetto alle macchine.

Il patto intergenerazionale e il “Reverse Mentoring”

L’adozione dell’IA pone sfide critiche anche all’interno degli studi stessi, minacciando il ricambio generazionale. 

La Dottoressa Rebecca Mariani ha dato voce alle paure delle nuove generazioni, confermando come molte mansioni “junior” rischino di essere soppresse per motivi oggettivi di inefficienza e costi. Se viene meno il classico meccanismo della gavetta ripetitiva (come l’inserimento manuale in partita doppia o le estenuanti ricerche giuridiche), si rende necessario reinventare il praticantato. 

La ricetta proposta ruota attorno al “reverse mentoring” e all’aggregazione tra studi: i nativi digitali dovranno istruire i professionisti senior sull’ottimizzazione tecnica dei processi, ricevendo in cambio l’etica e l’intuito che solo decenni di professione sanno forgiare.

Il valore insostituibile della “validazione” 

L’avanzata delle macchine porterà alla scomparsa del professionista? Assolutamente no, ma ne ridefinirà l’identità. 

In questo mercato automatizzato, il servizio a massimo valore aggiunto consisterà nella “validazione”, un concetto cardine della filosofia editoriale e professionale dei 25 anni di AteneoWeb. 

Come chiarito da Manzotti, un parere dell’IA fornisce solo “Risultato e Risposta”; all’essere umano spetta la terza componente: la “Responsabilità”. Il professionista non vende più la singola competenza o conoscenza generativa, ma mette in gioco la garanzia esistenziale e fiduciaria della propria firma. Mentre le macchine continueranno a generare in maniera formidabile partendo dal noto, spetterà agli esseri umani esercitare l’unica dote irripetibile: la creatività capace di rompere gli schemi del mercato apportando elementi radicalmente nuovi.

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